UN LAVORO BEN FATTO

Maya sta diventando grande ed è entrata a pieno titolo nella più classica delle adolescenze.

Durante le vacanze, trascorrendo più tempo insieme, ho avuto conferma dei sintomi che prima avevo trascurato o semplicemente fatto finta di non notare…

SINTOMI DI ADOLESCENZA

Specchio, spazzola e balsamo sono diventati i suoi migliori amici.

NO è la parola più pronunciata nei confronti dei genitori, in risposta a ogni genere di sollecitazione, consiglio o “ordine”. La negazione è spesso accompagnata da una lamentela più che da un tentativo di argomentazione e le discussioni si accendono sovente su perfette banalità di scarso significato.

Sorridere sembra essere diventato più difficile, ridere quasi impossibile, salvo che davanti al telefonino, in videochiamata con qualche amica o in occasione di qualche selfie da me spiato da lontano.

Noi genitori, tra le mura domestiche, siamo ormai considerati soltanto per la nostra temporanea funzione di autisti, cucinieri, camerieri, lavandai e bancomat. Fuori dalle mura domestiche, o in presenza di altre persone, non siamo proprio considerati; anzi, siamo arrivati al punto di essere figure da tenere lontane o addirittura di cui vergognarsi.

È come se si fosse accorta che il mondo che ci circonda è meno bello di come se l’era immaginato e che la vita si è fatta improvvisamente più seria e faticosa, nonostante fossimo beatamente in vacanza, immersi in contesti decisamente originali, per non dire meravigliosi.

AL CONTRARIO

Il cupo dipinto che ho appena fatto di Maya è conseguenza soprattutto dell’atteggiamento che manifesta nei nostri confronti, perché la realtà è quella di una ragazza bravissima a scuola, nello sport e con gli amici. Curiosa, entusiasta, attenta, trascinatrice, sensibile, volenterosa e responsabile.

Sta diventando un po’ più disordinata, ma le auguro che sia il preludio di una creatività ancor maggiore o della capacità di tornare presto ad affrontare la vita con rinnovata leggerezza.

L’IMPEGNO RICHIESTO

In questo periodo dal doppio volto è stato chiesto a Maya di contribuire maggiormente ai classici lavoretti domestici e di non limitarsi più soltanto a rifarsi il letto e a riordinare la stanza ogni mattina. Apparecchiare, sparecchiare, differenziare l’immondizia, accompagnare il cane, sistemare la spesa…

Abbiamo provato a chiederle, più in generale, di farsi parte attiva e di darci una piccola mano ogni volta che ce ne sia bisogno, senza dover necessariamente essere sollecitata e istruita di volta in volta ma, almeno per il momento, questo è rimasto un mero auspicio.

I RISULTATI

Non possiamo dire che i lavoretti non siano stati svolti, ma avremmo molto da dire sul modo e sulla qualità dei risultati. Su una pagella scolastica probabilmente troveremmo scritto che l’allieva potrebbe fare molto meglio se solo si impegnasse un po’ di più.

I gesti sono lenti, svogliati, distratti.

Un piatto alla volta, le posate sistemate a caso, almeno una domanda di chiarimento per ogni azione richiesta, sovente la medesima a cui era già stata data risposta in passato, contestazioni, rimproveri, musi lunghi…

Nessuna voglia di prendere l’iniziativa, di sperimentare, di mettersi in gioco e men che mai di provare a divertirsi…

Ogni attività è pesante e pesata.

Ogni nuova richiesta viene negoziata e barattata con sconti su altre attività future. Mancano solo i sindacati per rivendicare diritti collettivi o addirittura universali!

COLTIVARE LE PROPRIE PASSIONI

Probabilmente a 12 anni anch’io, che oggi osservo con spirito critico i suoi comportamenti, avevo un atteggiamento analogo. Di sicuro ricordo che la negoziazione delle attività non avveniva tanto con i miei genitori quanto piuttosto con mia sorella che, sebbene più giovane di qualche anno, ho sempre considerato al mio pari in termini di capacità e doveri. Invocavo pertanto, in nome di un senso di giustizia assoluto, parità di trattamento, di impegno profuso e di tempo dedicato.

Con il senno di poi ho capito che quel tipo di giustizia potrebbe risultare ingiusta, ma questa è un’altra storia.

Con il tempo ho cambiato completamente atteggiamento. Ho scoperto che c’erano lavoretti di utilità domestica che mi pesavano meno e che, anzi, mi davano una certa soddisfazione: bagnare i fiori, tagliare l’erba, curare l’orto, cucinare, lavorare il legno…

Quando ho incominciato a prendere l’iniziativa e a fare di mia spontanea volontà qualche lavoretto extra rispetto a quanto mi veniva richiesto come minimo sindacale, ho iniziato a godere di maggiore stima e considerazione. Così, dopo aver dimostrato di riuscire a portare anche qualche modesto risultato utile all’economia domestica, nonostante un bel po’ di errori che però mi erano stati facilmente perdonati, sono riuscito a limitare le richieste dei lavoretti più antipatici da parte dei miei genitori e il rapporto con loro è passato dall’essere conflittuale all’essere collaborativo, quasi paritetico!

IL TEMPO NECESSARIO

Quest’estate ho dedicato i primi due giorni di vacanza ad alcuni lavoretti che in ufficio rimando sempre perché sono, oggettivamente, meno prioritari di altri.

Mi riferisco al lavaggio di tappeti e moquette e alla potatura della vegetazione che invade i marciapiedi sporgendo dai davanzali delle nostre finestre.

Faceva caldo, molto caldo. Eppure, nonostante abbia svolto lavori decisamente più fisici rispetto a quelli che avevo fatto sino al giorno precedente seduto alla scrivania, ho avuto l’impressione di patirlo meno. Probabilmente sono stato positivamente condizionato da un’aspettativa decisamente peggiore rispetto alla realtà, nonostante il termometro segnasse 36 gradi fuori e più di 30 dentro e magari anche dalla soddisfazione di fare qualcosa che riordinava e ripuliva un ambiente che ultimamente percepivo — probabilmente solo io — come non più adeguato.

Nel fare quei lavori non ho mai guardato l’orologio.

UN LAVORO BEN FATTO TOLLERA ANCHE GLI ERRORI

Mi sono preso tutto il tempo necessario per fare le cose al meglio delle mie capacità.

Questo non significa che non abbia commesso errori o addirittura provocato qualche danno a cui ho poi dovuto rimediare.

Ho strappato il cavo di un mouse che si è aggrovigliato tra le spazzole del Rotowash; ho rovesciato una vaschetta di acqua sporca creando una chiazza che, nonostante gli sforzi successivi per assorbire e ripulire, ho dovuto poi mascherare con un tappeto. E il giorno dopo sono riuscito, con il soffiatore, ad accumulare un bel po’ di foglie secche e residui di potatura dietro i vasi che, appena aperte le finestre, mi sono immediatamente ritrovato in ufficio, sui pavimenti lindi e profumati.

Ho quindi iniziato le mie vacanze con quella soddisfazione, piuttosto rara nel tran tran di ogni giorno, di aver chiuso l’ufficio con la consapevolezza di aver fatto tutto, non solo per i clienti, ma anche per me, e di averlo fatto bene. Sebbene ora, che le vacanze sono finite già da un po’, sia tornato a pensare che si sarebbe potuto fare ancora di più e ancora meglio.

AUTONOMIA E SENSO DI RESPONSABILITA’

In vista dell’imminente ripresa della scuola, Maya ha iniziato a puntare la sveglia all’alba per completare i compiti delle vacanze. Sono convinto che anche lei, lunedì prossimo, rivedrà compagni di classe e professori con l’idea che avrebbe potuto fare di più e meglio durante questi mesi di riposo. Scoprirà anche di aver fatto degli errori.

Ma di sicuro posso testimoniare che si è impegnata per fare bene, organizzandosi in autonomia e prendendosi tutto il tempo necessario. E la cosa che ho apprezzato di più è che noi genitori non abbiamo dovuto ricordarle nemmeno una volta di fare i compiti.

Brava Maya!

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