LE ALLODOLE NON PUNTANO LA SVEGLIA

L’allodola è un uccellino poco più grande di un passerotto, dal piumaggio poco vistoso e con un ciuffetto sulla testa che trasmette simpatia nel suo innocente disordine.

Mi piace immaginare che quel ciuffetto sia la conseguenza del fatto che l’allodola apre gli occhi quando la notte inizia appena a cedere il passo al giorno e si mette subito all'opera, rimandando la seduta davanti allo specchio con pettine e brillantina a un futuro non meglio identificato.

E’ un uccellino semplice che fa il nido nella terra, che dunque si sporca le ali, ma è curioso, vivace e gioioso.

Trasmette la sua gioia cantando senza sosta, specie nella stagione degli amori nonostante la sua giornata inizi ben prima dell’alba e senza bisogno di alcuna sveglia! Una disinvoltura nel canto che potrebbe addirittura far pensare che la sua vita sia priva di fatica, ansie, paure…ma non è così anzi.

Le allodole stanno progressivamente diventando sempre più rare.

IN TEMA DI MATURITA’

In questi giorni oltre 500.000 studenti sono alle prese con l’esame di maturità: una formalità in cui statisticamente il rischio di venire bocciati è un errore di arrotondamento, ma che continua giustamente a suscitare tutta quella tensione carica di vita quotidiana cantata da Antonello Venditti all’inizio degli anni ’80. La traccia preferita e scelta da quasi un quarto dei maturandi li ha portati a riflettere e confrontarsi con un pezzo di Mario Calabresi tratto dal libro Alzarsi all'alba proprio su come stia evolvendo la FATICA nelle nostre vite.

Il Novecento, il secolo in cui siamo nati noi genitori, ma soprattutto quello vissuto dai nonni e dai bis nonni dei ragazzi impegnati con questi esami di Stato, è sicuramente stato il secolo in cui l’umanità si è liberata dalle terribili fatiche che avevano caratterizzato la sua evoluzione… Calabresi sostiene che resistesse ancora un’idea di fatica, intesa come dedizione, costanza, pazienza, tenacia nella convinzione che non ci potessero essere scorciatoie e che, se ci fossero state, prima o poi, avrebbero dato evidenza del proprio inganno.

Ma nonostante questa accezione tutti i genitori, specie quelli della prima metà del ‘900, quelli che si erano fermati alle scuole elementari o poco più, si sono augurati che i loro figli potessero essere liberati anche da quel poco che rimaneva della fatica come se fosse qualcosa da evitare, da rifuggire ogni volta che fosse possibile. Studiare è stato considerato per molto tempo il vaccino contro le fatiche più dure e il posto fisso l'elisir di una vita serena.

Si è poi fatta strada l’idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare particolare fatica. Non è mai stato chiaro come fosse possibile, ma l’illusione ha preso piede ed è stata abbondantemente coltivata.

Nonostante questa utopia, molta persone che non possono permettersi di affrancarsi continuano a vivere la fatica:  ad alzarsi all’alba, a fare lavori ripetitivi e sfinenti, a non avere orari, a prendersi cura di un pezzo di mondo senza tregua. Spesso sono persone che arrivano da mondi in cui la fatica vera è ancora ben presente e quindi la subisce in silenzio pensando semplicemente di essere nati nella parte sbagliata del mondo o di vivere in modo invisibile la parte sbagliata della storia.

LE DIVERSE FACCE DELLA FATICA

Meno si ha esperienza della fatica, meno si è anche in grado di comprendere, stimare e ringraziare coloro che la fatica continuano a sperimentarla e professarla quotidianamente. 

Tralasciamo la fatica che umilia quella dello sfruttamento, della privazione e della sofferenza su cui credo che tutti possano essere concordi nel ritenere che non debba più esistere .

Concentriamoci invece sulla fatica che nasce dall'impegno, dalla responsabilità, dalla coerenza e dalla dedizione verso un obiettivo, una professione, una persona cara, una famiglia, una collettività.

Se riteniamo la prima un limite da superare per la seconda tipologia di fatica siamo profondamente convinti che debba essere un valore da coltivare e di cui prendersi cura.

Oggi viviamo in un tempo che promette velocità, risultati immediati e successo senza attese. Ogni giorno siamo circondati da messaggi che suggeriscono l'esistenza di scorciatoie: diventare competenti in pochi semplici passi, costruire fortune senza particolare sforzo, ottenere riconoscimenti, visibilità, notorietà senza un vero e proprio percorso di crescita.

Eppure la realtà continua a raccontare una storia diversa.

Le imprese che durano nel tempo non nascono da una semplice idea. Le iniziative economiche che portano i loro conti economici a chiudere con utili significativi sono una percentuale minima del circa mezzo milione di partite iva che vengono aperte tutti gli anni. Le startup che vorrebbero inventare un nuovo prodotto, creare un nuovo mercato, soddisfare un nuovo bisogno sono ancora meno…La professionalità e la competenza si costruiscono attraverso anni di studio, di esperienza e di aggiornamento. Le competenze si affinano con la pratica. La fiducia dei clienti si conquista lentamente e si consolida con la coerenza.

Chi vive il mondo dell'impresa lo sa bene.

Dietro ogni attività che cresce c'è qualcuno che ha iniziato quando gli altri dormivano, che ha affrontato difficoltà senza clamore, che ha corretto errori, imparato, ricominciato.

Lo stesso vale per gli artisti, per i professionisti, per gli artigiani, per gli imprenditori e per chiunque abbia deciso di assumersi la responsabilità del proprio lavoro.

I VALORI DELLA FATICA

La fatica non è tanto il prezzo da pagare per conseguire un qualche risultato quanto piuttosto il processo attraverso il quale si costruisce valore. Un valore che potrebbe restituire risultati diversi da quelli attesi, perseguiti, sperati…

Forse è per questo che le persone più soddisfatte non sono necessariamente quelle più ricche o quelle che hanno avuto la strada più facile, ma spesso sono quelle che riescono a riconoscere il senso del percorso compiuto. Percorso che prosegue continuamente con salite, discese, corse e frenate, a cui si aggregano persone, si inseriscono deviazioni, si evitano buche, si improvvisano soluzioni, si immaginano diversi finali…

L'impegno genera competenza.

La competenza genera autonomia.

L'autonomia alimenta l'autostima.

E l'autostima restituisce dignità alla persona.

Si tratta di una lezione che vale a tutte le età.

In un'epoca dominata dall'immediatezza e dal risultato conquistato senza sforzo, recuperare il valore dell'impegno non significa guardare indietro con nostalgia, quanto piuttosto guardare avanti con consapevolezza e realismo.

Perché il futuro continuerà ad appartenere a chi saprà imparare, adattarsi, studiare, perseverare e costruire relazioni di fiducia.

In altre parole, a chi non avrà paura della fatica buona: quella che non toglie dignità alle persone, ma la rafforza. Quella che non limita le libertà, ma le rende concrete. Quella che, ancora oggi, resta uno degli strumenti più potenti per trasformare i sogni in realtà.

Le allodole sono sempre meno. 

Ci auguriamo che presto non diventino una specie in via di estinzione.

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