QUANDO E’ IL MOMENTO DI FERMARSI

Durante il mio cammino da Trapani a Torino sovente mi sono trovato nell’incertezza se il posto che avevo individuato per montare la tendina e trascorre la notte fosse quello giusto. In quei momenti succedeva qualcosa nella mia testa analogamente a quando si vaga alla ricerca del locale giusto all’ora di cena in una città in visita turistica, o quando si sta valutando un acquisto importante, o ancora quando si inizia a voler capire se il ragazzo o la ragazza che si sta frequentando da qualche tempo è la persona giusta con cui provare a costruire qualcosa di più serio.

Sono tutti contesti in cui la valutazione è condizionata da un insieme di fattori molto diversi tra loro negli esempi prospettati ma che possono essere sintetizzati in questo TRADE-OFF:

- ambizione, speranza, aspettativa di trovare qualcosa di meglio in futuro;

- tempo e costo della ricerca.

La rapidità con cui si possono risolvere i dubbi e concludere la ricerca dipende a sua volta da:

- con quanto anticipo inizio a valutare coscientemente le alternative;

- esperienza pregressa;

- situazione in cui mi trovo (per intenderci quanto sono stanco, quanta fame ho …);

- qualità della soluzione incontrata in relazione agli obiettivi prefissati;

- allineamento, prevalentemente in termini di valori, stima e fiducia reciproca, delle eventuali ulteriori persone coinvolte nella processo valutativo;

- determinazione e fortuna.

Per completezza segnalo che la rapidità della scelta dipende anche dal carattere e ritengo anche dal sesso, ma non vorrei addentrarmi in questioni esageratamente soggettive o che si perdono in fenomeni inconsci di derivazione ancestrale.

CHIUDERE UN'AZIENDA

Nell’ultima settimana trascorsa, in cui è finito il mese di giugno e con esso anche il maggior termine dei 180 giorni concesso dal legislatore per l’esame e l’approvazione dei bilanci degli esercizi chiusi il 31 dicembre, mi è capitato di partecipare a due assemblee particolarmente impegnative sia emotivamente che professionalmente.

Con poca fantasia attribuiamo a queste due aziende i nomi di CIP e CIOP

Le analogie delle due aziende.

In entrambi i casi si tratta di semplici SRL con capitale sociale di 10.000 euro o poco più che nell’ultimo esercizio hanno evidenziato una perdita economica importante. Entrambe sono governate da un consiglio di amministrazione composto di 3 membri, si rivolgono nei confronti dei consumatori finali o a qualche distributore o rivenditore commerciale offrendo prodotti emozionali più che atti a soddisfare bisogni fondamentali.

Le differenze tra CIP e CIOP.

CIP è una realtà con quasi 20 anni di storia che ha avuto un ottimo riconoscimento da parte del mercato e, dopo anni di crescita esponenziale, ha raggiunto la sua maturità ma non è stata in grado di arrestare l’inizio della parabola discendente che ormai prosegue inesorabile da alcuni anni. La base sociale è rappresentata da una famiglia e gli stessi membri si sono adoperati, ciascuno a modo suo nella gestione operativa dell’attività. E’ cresciuta in modo naturale, a piccoli passi, solo ed esclusivamente con capitale proprio e reinvestendo in azienda gran parte degli utili che per diversi anni sono cresciuti con progressione persino superiore a quella del fatturato. Ora è un’azienda strutturata con stabilimenti di proprietà, personale dipendente, un magazzino importante, nessun debito e ancora un bell’ammontare di disponibilità liquide da poter essere impiegate. Patrimonio netto ampiamente positivo.

CIOP è una realtà decisamente più giovane di appena 4 anni di vita i cui prodotti, per quanto di qualità e pregio, non hanno ancora incontrato il favore del grande pubblico ed i volumi in termini di ricavi non sono mai arrivati. La base sociale è allargata seppur non ancora a livelli di crowd funding. Al founder si sono dunque affiancati una serie di soci finanziatori alcuni dei quali sono entrati nel consiglio di amministrazione per consigliare e controllare l’azione del primo inquadrato come amministratore delegato e su cui grava tutta l'operatività. La società ha contratto dei finanziamenti bancari per sviluppare la propria produzione che però è rimasta in gran parte invenduta a magazzino. Al 31/12/25 il patrimonio netto era stato interamente azzerato e la liquidità oggi disponibile consente pochi mesi di sopravvivenza salvo che non si proceda velocemente ad una ricapitalizzazione che difficilmente potrà essere alimentata dagli attuali soci.

LE DECISIONI PRESE O RIMANDATE

Gli amministratori di CIP qualche giorno a valle dell’esame dell’ultimo bilancio hanno preso la decisione di pianificare la cessazione dell’attività con rispetto e gratitudine verso tutti coloro che hanno partecipato al loro cammino. E’ stato definito un piano ordinato e progressivo per gestire quest’ultima fase dell’attività che cesserà il 31/12/2026 ed i primi ad essere stati informati sono stati i dipendenti. A loro è stato rivolto un discorso pronunciato con la voce rotta ed il cuore in mano, ma i cui contenuti sono stati estremamente razionali dal punto di vista delle logiche economico aziendali e coerenti con lo stile e i valori famigliari e aziendali profusi finora.

Gli amministratori di CIOP invece non hanno trovato un’intesa sul da farsi. Il founder vorrebbe cercare di salvare la sua creatura e continua ad essere ingenuamente convinto che serva veramente poco per riuscire a trovare il canale giusto con cui fare breccia nel mercato ed è disponibile a tirare ulteriormente la cinghia nonostante non si renda conto di essere già arrivato all’ultimo buco. Il consigliere rappresentante del principale socio finanziatore ritiene che sia sufficiente un’ulteriore iniezione di capitali che però non è disposto o non è nella condizione di poter reperire. Il consigliere rappresentante dei piccoli investitori sostiene che la società debba essere liquidata prima di aggravare ulteriormente la situazione.

LA PARTE PIÙ DIFFICILE

Sebbene professionalmente non avrei dubbi nel ritenere quale sia la decisione giusta, non mi permetto di criticare chi non sia ancora riuscito a prendere alcune decisione. giusta. Quale delle due decisioni sia quella giusta non lo so, o meglio so distinguere chiaramente professionalmente . E forse non lo sanno nemmeno i protagonisti delle due storie.

So per certo però che entrambe le decisioni richiedono coraggio.

Serve coraggio per continuare ad inseguire un'idea quando tutti iniziano a dubitarne, ma serve forse ancora più coraggio per fermarsi quando si avrebbero ancora le risorse per andare avanti.

Esiste infatti un momento in cui perseveranza e ostinazione smettono di essere sinonimi. Il confine è sottile e, soprattutto, lo si riconosce quasi sempre soltanto dopo averlo oltrepassato.

Se CIP avesse deciso di chiudere o vendere alcuni anni fa avrebbe probabilmente fatto ancora meglio. Se CIOP riuscisse domani a trovare il cliente o il distributore giusto, tutte le discussioni di questi giorni verrebbero ricordate come un passaggio necessario. Il problema è che nessuno dispone di questa informazione quando deve decidere.

Per questo, nelle scelte davvero importanti, il futuro non si prevede: si governa con gli elementi disponibili oggi.

È un po' come durante un cammino.

Quando il sole sta tramontando e trovi un posto riparato e un terreno sufficientemente piano, puoi continuare a sperare che dietro la prossima curva esista un posto migliore. Oppure puoi piantare la tenda.

Continuare a cercare significa investire altro tempo, altre energie e assumersi un rischio crescente. Fermarsi significa rinunciare alla possibilità di qualcosa di migliore, ma anche mettere al sicuro ciò che hai già trovato.

La maturità, in fondo, non consiste nel prendere sempre la decisione giusta. Consiste nel riconoscere che ogni scelta comporta una rinuncia e nell'assumersi la responsabilità di quella rinuncia senza attribuire alla fortuna o agli altri il peso delle conseguenze.

Il legislatore ha dato delle indicazioni per aiutare gli amministratori a prendere le giuste decisioni al momento giusto e per cercare di prevenire le crisi prima che si raggiunga il punto di non ritorno.

La mia esperienza di camminatore e di commercialista mi aiuta a sostenere che è meglio fermarsi non tanto dopo che il sole è tramontato in modo da riuscire a montare la tenda prima che faccia del tutto buio.

Sembra un controsenso ma in alcuni casi si può "guadagnare" semplicemente riuscendo a capire quando fermarsi.

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