QUESTIONE DI VIRGOLE…E DI CULTURA

In questa domenica pomeriggio di mezza estate, in attesa di vedere la spagnoleggiante finale americana di FIFA 2026 tra vecchio e nuovo mondo in lingua spagnola mescolo insieme a tanto ghiaccio alcune esperienze dell’ultima settimana per trarre qualche fredda riflessione dell’Italia in cui viviamo.

GLI INGREDIENTI

L’ingrediente principale è una virgola.

Una   ,    impropriamente riportata in una procura notarile per separare il numero civico della sede legale di una Società da quello della via invece che aver indicato per esteso la eNNe puntata riportata nella visura camerale. Quest’ errore, eccepito da un funzionario di un qualche ufficio pubblico di cui evito di menzionare, è costato al cliente mezza giornata di lavoro per tornare a Milano dal notaio disattento costretto a rimediare e circa 250 euro di imposte e tasse varie da versarsi una seconda volta.

Poi aggiungiamo l’ennesima sospensione da parte del registro delle imprese di Torino in merito alle pratiche di aggiornamento dei requisiti a cui sono tenute annualmente le start up innovative. In media ogni pratica la dobbiamo lavorare 3 volte, ma è già capitato per alcune pratiche particolarmente
sfortunate di doverci tornare a lavorare 5 o 6 volte per capricci di funzionari esageratamente solerti.

Il terzo ingrediente sono i risultati invalsi pubblicati in settimana relativamente all’ultimo anno scolastico archiviato appena un mese fa e già passato nel dimenticatoio.

L’ultimo prezioso ingrediente che lega e amalgama il nostro centrifugato sono le parole del maestro Riccardo Muti riportate in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera in omaggio al suo imminente 85° compleanno.

 

L’ISTRUZIONE DI BASE PEGGIORA AL CRESCERE DELL’ETA’

I primi due ingredienti parlano da sè mentre richiedono qualche approfondimento le statistiche pubblicate il 16 luglio con riferimento alle prove Invalsi specie con riferimento a coloro che raggiunono almeno il livello basilare di competenze in italiano e matematica e le parole del Maestro Riccardo Muti. 

I risultati 2026 confermano un dato preoccupante: più si a lungo si frequenta la scuola più si riduce mediamente il numero di studenti che riescono a conseguire le competenze di base per comprendere, parlare e scrivere l'italiano e per far di conto. 

Alle scuole primarie (seconda e quinta elementare) oltre il 72% degli studenti riesce a raggiungere il livello base in italiano e circa il 67% quello base in matematica.

Questo dato peggiora alle scuole secondarie per raggiungere il livello peggiore nell’anno della maturità che tutti prendono ma dove mediamente solo il 54% degli studenti raggiunge il livello di base in italiano e solo il 52% almeno quello base in matematica.

In inglese e competenze digitali il dato è più confortante ma l’impressione è che in questi ambiti sia più merito dei ragazzi che fanno da sé piuttosto che della scuola.

Il dato ancora più preoccupante è il trend storico che evidenzia un numero di studenti che raggiunge le competenze di base sempre minore e al tempo stesso anche un numero sempre minore di coloro che raggiungono livelli eccellenti.

Il rapporto non spiega le ragioni di queste dinamiche, ma quello che è certo è che il nostro Paese non sta investendo abbastanza sul merito, sulla cultura, sulla formazione e quindi sul suo futuro, tradendo il proprio passato e sprecando il presente.

L’ITALIA NON È PIÙ IL PAESE DELLA MUSICA

Veniamo ora alle parole del grande direttore d’orchestra.  Il maestro Riccardo Muti, ormai prossimo agli 85 anni, ricorda il suo debito di riconoscenza nei confronti della scuola e dei grandi maestri che ha potuto incontrare nella sua giovinezza e nel corso della sua carriera. Si sta quindi impegnando a restituire ai più giovani i segreti di Verdi e più in generale si sta sforzando di trasferire i valori del canto e della musica nonostante debba amaramente constatare che il nostro Paese abbia perso la cultura musicale che lo ha caratterizzato per molti secoli in tutto il mondo.

Non siamo più maestri indiscussi di creazione e composizione musicale, ma spesso nemmeno più di esecuzione. Anche in questo la scuola e l’atteggiamento culturale degli ultimi 50 anni hanno contribuito a peggiorare progressivamente la situazione.

Il canto è proprio di chi ama dice richiamando le parole di Sant’Agostino. E a tal proposito ha riunito a  Ravenna 3000 coristi di tutte le età e provenienti da tutta Italia per condividere con loro una giornata di lavoro e di formazione

La musica insegna che tutti gli strumenti hanno il proprio valore, ognuno con le sue caratteristiche specifiche integra e compensa le mancanze dell’altro e il bravo direttore d’orchestra dovrebbe essere in grado di esaltare l’armonia fra individualità invece che accentuare i vuoti fra gli stessi. 

Il giornalista cerca di spingere il maestro a parlar di politica e lui cerca di starne fuori, sebbene concluda con un messaggio significativo che da senso alle nostre riflessioni della domenica pomeriggio.

Sostiene che gli italiani si stanno abituando a vedere piuttosto che ad ascoltare la musica e stanno  progressivamente peggiorando la propria cultura e sensibilità verso il bello apprezzando invece direttori d’orchestra con atteggiamenti clawneschi.

 

POST SCRIPTUM

La domenica si è conclusa con la vittoria della Coppa del Mondo di calcio da parte della Spagna. Ha vinto meritatamente con una squadra di giovani cui è stato dato ampio spazio. E questi sono stati in grado di amalgamarsi prima e prendere il posto poi dei campioni del passato dopo averne assimilato e
condiviso i loro valori in un Paese che crede in loro e concede fiducia ai migliori. 

L’Italia invece, dando importanza alle virgole che non contano e ai clown di tante specie, non ha partecipato ai mondiali delle ultime due edizioni, ma si accontenta di rimanere, ancora per qualche tempo, il Paese della storia della musica e forse anche del calcio.

 

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