UN BUON AMMINISTRATORE

Il consiglio di amministrazione inizia alle ore 9,36 in punto, in onore dell’anno di nascita del suo Presidente, di Berlusconi e delle patatine San Carlo.

Il luogo è sempre lo stesso: un bar di Corso Vittorio Emanuele, dai cui tavolini si può osservare l’enorme monumento dedicato al primo Re d’Italia e a valori come l’unità, la fratellanza, la libertà e il lavoro.

Prima di entrare nel merito dell’ordine del giorno è d’obbligo un buon caffè, servito in una tazzina larga e bassa, dai bordi particolarmente spessi, analoga a quelle che generalmente si usano a Napoli.

Si entra quindi nel merito della discussione. Generalmente Nicola, il Presidente, mi lascia la parola per illustrare l’argomento e proporre una o più soluzioni alternative al problema.

Per pudore di non parlare a voce eccessivamente alta, cerco di scandire bene le parole guardando in faccia il Presidente e, quando è necessario, ripeto sporgendomi ulteriormente verso di lui, facendo leva sui gomiti appoggiati sul tavolino.

Da parte mia cerco di essere chiaro e sintetico, ma lui ha la pazienza e il pregio di non prendermi la parola sino a quando non ho completato il ragionamento. Chiede quindi altri dettagli, annota sull’immancabile foglio bianco qualche appunto, numeri e parole chiave e riflette. Se è d’accordo, finiamo piuttosto in fretta la nostra riunione; mentre, se c’è qualcosa che non lo convince o che non condivide, inizia ad argomentare le sue ragioni di contrarietà.

La discussione è impari perché, nonostante mi impegni portando tutta la professionalità, ragionevolezza e il buon senso di cui sono capace, a lui e solo a lui spetta l’ultima parola, essendo sua la società, i rischi e le conseguenze che derivano dal nostro confronto.

Su Nicola, un uomo d’altri tempi, acuto e sottile nel ragionamento, portatore di 90 anni di esperienza umana prima ancora che imprenditoriale e commerciale, ma soprattutto dotato di una creatività fuori dal comune, forse un giorno scriveremo una storia.

Il nostro consiglio di amministrazione si conclude con una sincera stretta di mano, ma ha sempre un seguito. Lui, a casa, informerà e coinvolgerà nella decisione sua moglie, nonché sua unica socia in affari di una vita intera, e da qualche anno anche sua figlia, entrata a far parte del consiglio di amministrazione di famiglia, ormai prossima ai 60 anni.

Da parte mia, invece, informerò e coinvolgerò il quarto consigliere di amministrazione: il figlio con cui Nicola fa più fatica ad esprimersi e, soprattutto, a farsi capire.

Dopo aver riunito le idee e le opinioni di tutti, per cui a volte sono necessari diversi caffè, predispongo il verbale in qualità di segretario e raccolgo la firma del Presidente, dopo essermi accertato della sostanziale condivisione di quanto scritto per memoria futura e per comprensione dei terzi.

L’ANEDDOTO DELLA MANCIA

Ogni caffè porta con sé qualche storia o qualche aneddoto che meriterebbe di essere appuntato per mantenerne memoria. Non l’ho mai fatto e me ne dispiaccio, ma per la storia del dollaro di mancia, se non scrivessi, il dispiacere potrebbe diventare senso di colpa.

Siamo all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso e un calciatore del calibro di Giampiero Boniperti, bandiera della Juventus e attaccante della nazionale, ha deciso di ritirarsi dalla carriera sportiva e di appendere le scarpette al chiodo. Ha appena 33 anni ed è ancora in buone condizioni fisiche, ma a quell’epoca gli anni avevano un altro peso rispetto a quelli di oggi.

A distanza di poche settimane dalla sua ultima partita, pare che Agnelli e Boniperti si siano incontrati e che l’Avvocato chiese al Campione cosa intendesse fare ora che aveva smesso di giocare?»

Boniperti probabilmente non aveva ancora le idee chiare e quindi l’Avvocato ebbe gioco facile nell’affidargli un incarico di fiducia da svolgere per suo conto.

Si trattava di andare per qualche settimana negli Stati Uniti per osservare da vicino l’evoluzione di alcuni affari. Gli venne dato un fondo cassa e un quaderno su cui annotare, giorno per giorno, quello che avrebbe speso.

Al suo ritorno Boniperti relazionò al suo mandante, restituì quello che aveva avanzato del fondo spese e consegnò il quadernetto che teneva memoria delle spese.

Pare che Boniperti avesse dedicato una pagina per ogni giorno trascorso negli USA e Agnelli, sfogliandolo velocemente, si soffermò su una pagina in cui era stata annotata un’unica spesa:

«Mancia per ragazzo dell’ascensore: 1$».

A quel punto disse senza esitazioni:

«Tu sai essere un buon amministratore. Da domani, se vorrai, lo potrai essere anche per la Juventus.»

Boniperti condusse la Società fino al 1990 e mantenne la presidenza della Sisport Fiat sino al 2014.

È deceduto a 92 anni, la notte del 18 giugno 2021.

Ora è sepolto nel cimitero di Chieri a fianco alla moglie sebbene dalla foto pare che i loro nomi si intreccino e confondano nuovamente. Come consuetudine a fianco al suo anno di nascita c'è una stella ma su di lui forse assume qualche ulteriore e più ampio significato.

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