CAMMINARE SUL GHIACCIO

Iniziano oggi i giorni della merla: quelli in cui il freddo dovrebbe raggiugere il suo apice, in cui la terra si è indurita, l’acqua si è trasformata in ghiaccio e ogni strada è diventata un po’ più insidiosa.

Mi è capitato recentemente di camminare su un sentiero completamente ghiacciato. E’ stata un’esperienza goffa che però mi ha regalato qualche spunto di riflessione che ho piacere di condividere per tenerne memoria per quando tornerà il caldo dell'estate.

Sul ghiaccio il corpo reagisce senza ascoltare la testa ed in ogni caso molto più velocemente di quanto questa sia in grado di capire come sia meglio comportarsi

Istintivamente ci irrigidiamo, ci raddrizziamo, allunghiamo i passi nel tentativo di “raggiungere” un punto che all'apparenza sembra meno scivoloso ed entriamo istantaneamente in modalità difensiva. È una reazione naturale, quasi automatica che però, spesso è proprio quella che ci fa scivolare e andare a gambe all’aria!

GLI ISTINTI CHE TRADISCONO

Com’è possibile che quando abbiamo paura di cadere, facciamo esattamente ciò che, a mente fredda, sappiamo potrebbe aumentare il rischio di coricarsi a terra?

I passi diventano lunghi e incerti. I muscoli si irrigidiscono, il corpo si tende e vorrebbe fermarsi. Il peso arretra, come se volesse autoproteggersi tornando indietro.

Succede perché il nostro istinto cerca stabilità nel controllo rigido, nella forza, nella velocità. Ma sul ghiaccio la rigidità è una trappola che spesso si trasforma in comiche.

Anche nella vita professionale accade qualcosa di molto simile.

Un imprenditore, un professionista, un generico titolare di partita IVA si muove ogni giorno su terreni che possono diventare improvvisamente molto scivolosi: una norma che cambia, un cliente importante che non paga più, una decisione da prendere troppo in fretta, un errore che costa caro.

Di fronte all’incertezza, la tentazione è sempre la stessa: irrigidirsi, non decidere oppure tentare di forzare, fare passi un po’ più lunghi sperando di riuscire a superare in fretta il punto critico, magari addirittura con un salto.

Ma raramente funziona.

LA TECNICA CHE SI IMPARA CON L'ESPERIENZA DELL'OSSO SACRO

Chi ha avuto occasione di camminare sul ghiaccio potrà confermare che la sicurezza non nasce dal controllo rigido dei propri muscoli, ma da doti meno appariscenti come la sensibilità, l'agilità, la gentilezza, la morbidezza, la leggerezza o come la flessibilità.

Le gambe si piegano leggermente. Il baricentro si abbassa. I passi si fanno più corti, più prudenti. Il corpo resta rilassato, il peso si porta in avanti — contro ogni istinto.

Non è una tecnica che si improvvisa. È qualcosa che deriva dall’esperienza, dalla memoria dei colpi patiti dal nostro osso sacro, dalla conoscenza dei propri limiti ed al contempo dalla fiducia in sé stessi. Si matura questa esperienza sul campo e richiede necessariamente tempo. Non elimina il rischio ma, se ben assimilata, lo rende meglio gestibile.

Lo stesso vale nel lavoro. Crescere come imprenditori o maturare come professionisti non significa eliminare le difficoltà, ma imparare a muoversi anche quando il terreno non è in perfette condizioni. Significa accettare che non tutto può andare come si era immaginato o sperato e che non tutto può essere sempre sotto controllo. Significa avere il coraggio di rallentare quando serve o addirittura la forza di fermarsi, facendo scelte meno spettacolari, meno memorabili ma probabilmente più solide.

GLI STRUMENTI GIUSTI POSSONO AIUTARE

Ma oltre alle gambe e all'esperienza che rimangono fondamentali possono tornare molto utili anche alcuni strumenti.

Un bastoncino aiuta a stare in equilibrio garantendo sempre almeno due punti di appoggio quando un piede si solleva.

Un buon paio di scarponi, con una suola morbida e una buona fasciatura della caviglia possono risparmiare una brutta storta.

Fino ad arrivare all’estremo dei ramponi da ghiaccio: scomodi, ingombranti, inutili sull’asfalto asciutto… ma provvidenziali quando la strada non solo è ghiacciata, ma è anche in pendenza (quando la discesa si fa ancora più insidiosa della salita) o quando il passaggio si è fatto così stretto o così esposto da rendere addirittura proibito cadere.

Nel lavoro accade lo stesso. Procedure, pianificazione, controlli, consulenze, strumenti di tutela, tra cui mettiamo anche le tanto invisibili quanto dispendiose coperture assicurative (ho appena pagato il premio annuale della nostra RC professionale!), possono sembrare eccessivi nei momenti tranquilli, quando la strada è asciutta e piana.

In quei frangenti di piena estate appaiono persino come un freno. Ma diventano fondamentali quando il contesto cambia, quando il rischio aumenta, quando una scivolata può costare molto più di un po’ di un po’ di peso in più nello zaino.

IL TEMPO INSEGNA A CAMMINARE

I giorni della merla passeranno e la tradizione vuole che se saranno particolarmente freddi il ghiaccio presto si scioglierà. Se invece saranno insolitamente miti il ghiaccio potrebbe tornare a ripresentarsi ancora più insidioso.

Ma nel frattempo bisogna comunque camminare e mettere da parte le paure che vorrebero tenerci chiusi in casa abbracciati alla stufa.

Camminare significa muoversi con consapevolezza, percepire il terreno sotto i piedi e trovare ac ogni passo un nuovo equilibrio. Un equilibrio che non viene garantito dall’assunzione di una posizione rigida, ma da un’incessante serie di piccoli aggiustamenti e all'occorrenza anche da qualche colpo di reni.

Per chi fa impresa, per chi lavora in proprio, per chi ogni giorno ha semplicemente l’idea di non potersi fermare, imparare a stare in equilibrio anche quando la strada è ghiacciata è forse una delle competenze più importanti.

Senza irrigidirsi.

Senza correre tanto veloci come quando si è più giovani.

Con gli strumenti giusti nello zaino e quel poco di esperienza sufficiente per saperli tirar fuori al momento giusto.

Anche sul ghiaccio un passo alla volta.

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