Sono tante le relazioni e i simboli contenuti nella nostra cartolina d’auguri per un rigoglioso 2026, nel pomeriggio del 23 dicembre trascorso al Castello di Miradolo e nella piccola scatola di biscotti che BASE Martini ha portato in dono a dipendenti, collaboratori e qualche cliente che negli anni è diventato molto di più.
Esiste un sottile filo rosso che li collega tutti e che restituisce senso e significato al coronamento di quest’anno di lavoro, di cambiamenti e di aspettative, ma potrebbe essere tanto sottile da risultare invisibile e dunque noi proviamo anche a raccontarlo per dargli anche voce, un po’ di cOAlore e per ricordare.
Quel filo è dato dal cambiamento: a volte desiderato, a volte inevitabile, ma tanto più spesso e resistente quanto più resta fedele ai “geni” da cui ha preso forma.
CAMBIAMENTI DESIDERATI
Il giorno dell’undicesimo compleanno di Maya è capitato di aver messo a fuoco quanto fosse cambiata nell’ultimo anno la nostra bambina non solo fisicamente, ma anche caratterialmente. Cambiamenti tanto evidenti che chiunque avrebbe potuto notare, ma che a me risultavano sfumati, forse dalla routine di tutti i giorni, dall’abitudine o ancor più dalla pigrizia di non voler dar peso anche a fenomeni grandi quanto un elefante in città come per esempio l’aver iniziato ad indossare regolarmente le scarpe della mamma.
Dopo quell’attimo di lucidità mi sono guardato anch’io allo specchio per capire se riuscissi a mettere a fuoco anche come fossi cambiato io nell’ultimo anno. Ero sicuro di essere anch’io molto diverso, sia dentro che fuori per tutto quello che avevo vissuto, ma quando si sono stratificati un po’ più anni si fa ancora più fatica a notare le differenze, specie su se stessi, se non per qualche ruga, qualche chilo o, fin quando ne rimane ancora qualcuno, qualche capello bianco in più.
Nasce così l’idea di rendere evidenti anche i miei cambiamenti e la prima cosa che mi viene in mente è di farmi crescere i baffi come un vero Martini, come quelli del bis nonno il cui volto è scolpito in bronzo sulla tomba di famiglia, come quelli dello zio Beppe che ammiravo come se fosse Magnum P.I. anche se non ha mai guidato una Ferrari quando avevo gli anni Maya e che stimo ancora oggi che di anni ne ha ben 86 e che ha iniziato a maturare l’idea di prendere il taxi.
Il tentativo di farli crescere è durato appena 21 giorni perché il primo giorno d’estate ho tagliato tutto. Hanno pesato sicuramente il giudizio delle persone vicine, soprattutto quello delle signore che, a partire da mia moglie, me ne hanno dette di tutti i colori, l’irritazione che si era venuta a creare sul labbro superiore non abituato ad ospitare peli tanto rigidi, la lentezza nella crescita e nel riuscire a raggiungere l’obiettivo del baffo alla Magnum P.I., ma soprattutto la mia scarsa determinazione.
Questo semplice esperimento mi ha dato l’ennesima conferma che i cambiamenti diversi da quelli che si subiscono e che dunque si perseguono come qualcosa di cercato e desiderato sono difficilissimi da mettere in pratica.
I cambiamenti scelti — quelli che vogliamo davvero — chiedono sempre un prezzo: tempo, energia, tanta pazienza e un po’ di coraggio.
Nel corso di quest’anno BASE Martini ha iniziato a dare senso e forma alla ghianda che sbucava dalla cartolina d’auguri per il 2025. Il percorso che ci ha portato alla creazione del nuovo logo e l’attività di re-branding sono state molto stimolanti, ma al tempo stesso particolarmente dispendiose in termini di tempo ed energie dedicate. Abbiamo fatto qualcosa analogo a farci crescere i baffi!
Un cambiamento visibile, esposto, per qualcuno addirittura irritante, ma necessario per rendere evidenti le differenze e riconoscibile ciò che siamo diventati.
Qualcosa che evidenzia in modo molto chiaro e marcato le differenze rispetto al passato ma che porta con sé i geni da cui deriva e che cerca di far crescere una foglia dopo l’altra in modo coerente con i valori che caratterizzano le persone che popolano questo studio e l’attività professionale a cui si dedicano quotidianamente.
CAMBIAMENTI IN CORSO
Il 2025 è stato sicuramente l’anno in cui abbiamo preso coscienza non solo dell’esistenza delle varie forme di intelligenza artificiale, ma anche delle sue incredibili capacità e potenzialità.
All’iniziale effetto UAO è seguito un momento di smarrimento e vero e proprio scoramento che per un attimo ci ha portato a pensare che presto qualsiasi professionalità avrebbe potuto essere sostituita da agenti al silicio alimentati da energia elettrica.
E’ un cambiamento epocale che non possiamo di certo arrestare, ma che accelererà ulteriormente e che probabilmente spaventa proprio per la velocità con cui sta irrompendo nelle nostre vite, fluendo nella nostra società, nel modo di lavorare e di relazionarsi tra le persone.
Dobbiamo imparare a conoscere e convivere con questa fantastica tecnologia dotata di parola e della capacità di articolare il nostro linguaggio.
Al contempo però dobbiamo cercare di affinare quello che maggiormente continua a contraddistinguere le persone, elevare la nostra sensibilità, sviluppare empatia, rispetto, spirito critico e al tempo stesso fiducia.
Da questa consapevolezza nel 2025 ha preso forma anche “La Filosofia de 16 Pomeriggio”. L’idea è molto semplice e di prendersi un po’ di tempo per incontrarsi fisicamente, per ascoltarsi, confrontarsi e mettersi in discussione anche su argomenti un po’ più astratti la cui utilità potrebbe non risultare di immediata fruibilità, ma che sono convinto presto potranno rivelarsi più concreta di quanto oggi si possa immaginare.
ANCORA DOLCI MA UN PO' PIU' DURI
Non ci stancheremo mai all’idea che il futuro possa ancora riservare il meglio per il pianeta, i nostri figli e i nostri nipoti, ma sicuramente il passare degli anni sta contribuendo ad inspessire la nostra corteccia e ad indurire le nostre vene rendendole meno elastiche.
Il parco all’inglese del Castello di Miradolo è stato impiantato circa 150 anni fa dalla famiglia Cacherano di Brichersio. Nobile famiglia piemontese, sensibile all’arte e alla cultura, affascinata dalle innovazioni e dalla botanica introdusse nel loro parco diverse specie “esotiche” provenienti da paesi lontani e da mondi sconosciuti ma che si sono mescolate ed integrate con le piante locali tra cui sicuramente la quercia della nostra ghianda. Gli alberi che sono sopravvissuti sino ad oggi e che hanno assunto dimensioni e forme maestose sono sicuramente il risultato di tentativi, di esperimenti, di visione, di progettazione e di cure.
Emanuele Cacherano di Bricherasio, anche detto il Conte Rosso, era un abile cavaliere che, affascinato dagli sviluppi tecnologici dell’epoca, fu tra i promotori della costituzione della prima FIAT avvenuta nel 1899 proprio in una stanza del suo palazzo di Torino e ne fu il primo finanziatore nonchè Presidente fiducioso delle potenzialità del futuro dell’automobile.
Arrivò presto però il giorno in cui “l’automobile uccise la cavalleria”.
Il Conte Rosso morì ancora troppo giovane al castello di Agliè e dopo poco tempo toccò la stessa fine anche al suo miglior amico e confidente Federico Caprilli. Questi era un ufficiale di cavalleria considerato tra i migliori dell’epoca: morì cadendo da cavallo mentre passeggiava all’imbrunire in città.
Erano cavalieri con i baffi, baffi a manubrio, come si usavano a quei tempi alla moda di Re Vittorio Emanuele II che aveva completato il progetto risorgimentale unendo finalmente il nostro Paese.
Si narra che la forma dei krumiri voglia proprio rendere omaggio a quei baffi.
Noi ci auguriamo che il valore simbolico di quei baffi e di quelle ghiande sia attuale ancora oggi.
Vi auguriamo un rigoglioso 2026!









