Giovedì sera, durante il nostro incontro de La Filosofia del 16 Pomeriggio, abbiamo parlato di adolescenti e adultescenti, provando a comprendere perché la comunicazione e il dialogo tra generazioni diventino talvolta tanto difficili, anche quando a unirci sono affetto, buone intenzioni e desiderio di comprensione.
COSTRUZIONE DI CONSAPEVOLEZZA
I preadolescenti e gli adolescenti attraversano una fase della vita nella quale si sviluppa materialmente una parte di cervello che ci consente di migliorare la nostra consapevolezza. Si va quindi a rafforzare la capacità di comprendere in modo profondo, chiaro e intimo la realtà, le proprie azioni, i pensieri e le emozioni nel momento in cui accadono. Si acquisisce, talvolta gradualmente e talvolta molto rapidamente, coscienza di sé e delle proprie responsabilità.
Si cercano dunque risposte a domande fondamentali come:
Chi sono io?
Chi sono gli altri e di chi posso fidarmi?
Chi sono io in mezzo agli altri?
Domande che, a ben pensarci, non smettono di accompagnarci nemmeno quando diventiamo adulti. Cambiano le circostanze, le responsabilità e forse il linguaggio, ma il bisogno di riconoscimento, di autonomia e di trovare il proprio posto nel mondo rimane.
APRIAMO LE FINESTRE: ANCHE QUANDO FA FREDDO!
Tra i suggerimenti di Daniela Parena emersi durante l'incontro e provenienti anche dall’esperienza vissuta in qualità di mamma di due ragazzi e una ragazza ormai adulti - 27, 25 e 21 anni - ma che continuano a vivere sotto il medesimo tetto, mi è rimasto particolarmente impresso quello di sforzarci di aprire finestre invece di costruire muri.
Quando fuori fa particolarmente freddo (vedi vignetta!), aprire una finestra potrebbe sembrare controintuitivo e poco prudente. Eppure, se noi adulti riuscissimo a farlo proprio nei momenti più difficili, potremmo sorprendere e forse disarmare il nostro interlocutore più giovane o quello più ingrugnito.
Quando un adolescente si chiude, contesta, provoca o esprime opinioni che non condividiamo, la reazione più istintiva dell'adulto è spesso quella di correggere, contraddire, spiegare. Talvolta di impartire una lezione.
Eppure, proprio in quei momenti, forse sarebbe più utile fare una domanda, ascoltare una risposta, accettare persino un silenzio. Cercare di comprendere prima di pretendere di essere compresi.
La paternale rivolta, durante un Porta a Porta di inizio settimana, da Bruno Vespa alla giovane rappresentante degli studenti universitari è stata letta in questi giorni come un bel muro sollevato.
QUANDO I MODI E IL TONO DI VOCE DIVENTANO SOSTANZA
Abbiamo imparato, proprio richiamando la filosofia di “base” che cerchiamo di alimentare una volta al mese, che contestare/criticare un'affermazione è fondamentale per alimentare un dialogo efficace ed arricchente per entrambe le parti, senza che questo debba necessariamente sminuire chi l’abbia pronunciata.
L’esempio visto in TV e riportato ovunque nel web ci ricorda che come si possa avere ragione nel merito, ma perdere una preziosa occasione di dialogo nel metodo. Sappiamo bene, e gli esempi non mancano, che i soli modi possono far passare dalla parte del torto anche coloro che professano i temi più meritevoli.
Questo vale in famiglia, a scuola, nelle istituzioni, nelle piazze, negli uffici, nelle aziende e nel mondo del lavoro in generale compreso quello della professione di Dottori Commercialisti.
FIDUCIA DA VIVERE
Nella nostra professione sappiamo bene che la fiducia si conquista giorno dopo giorno, dimostrando preparazione, serietà e capacità di assumersi responsabilità sempre maggiori.
Ma sappiamo anche che nessun giovane professionista potrà dimostrare quanto vale se qualcuno non gli offrirà l'opportunità di mettersi alla prova.
Dare spazio ai giovani non significa soltanto concedere loro la parola.
Significa riconoscere loro autonomia, affidare responsabilità reali e accettare che possano commettere qualche errore.
La fiducia non può essere soltanto il premio finale di un percorso impeccabile. Deve essere anche il punto di partenza che permette di crescere prima di essere tutti morti.
ADULTI PER FINTA
Daniela ci ha portato la vignetta di Charles Schulz che accompagna queste poche righe e che giovedì sera ha fatto girare tra i partecipanti. Due bambini si scambiano banalità e luoghi comuni per poi congratularsi di aver finalmente avuto una vera conversazione da adulti.
Forse anche noi stiamo scrivendo delle perfette banalità.
Lo abbiamo fatto con passione e sincera convinzione in un sabato mattina freddo ma decisamente luminoso. Ci auguriamo che questi modi possano un giorno diventare sostanza.
Anche a Chieri e, possibilmente, prima che i capelli siano diventati tutti bianchi.









