Ho bisogno di sollevare un peso importante e, memore degli insegnamenti del maestro Pino, ho aguzzato l’ingegno per evitare di spaccarmi la schiena.
Ho immaginato di utilizzare un sistema di carrucole.
MAGAZZINO SLOW MOOVING, COMMERCIANTE STANCO
Vado dunque a cercarlo da un ferramenta molto ben fornito. Me ne propone una classica ad una ruota per la “modica” cifra di 30 euro o in alternativa una coppia dal diametro decisamente più piccolo, ma dotate di un sistema di demoltiplicazione ad un prezzo di 40 euro sempre iva compresa.
Mi dispiace ma non sono disposto a spendere così tanto per soddisfare un bisogno più unico che raro. Mi scuso tantissimo con il titolare della ferramenta per avergli fatto perdere un sacco di tempo a recuperare in qualche angolo del suo magazzino i due reperti (quasi archeologici sebbene ancora nuovissimi), ma ancor di più per aver dedicato almeno 10 minuti nella ricerca del loro prezzo negli archivi informatici del loro magazzino dopo aver sfogliato ripetutamente, ma invano, i listini dei fornitori che molto probabilmente nel 2024 hanno smesso di proporre quei prodotti togliendoli dai rispettivi cataloghi.
A quanto pare non c’è più mercato per le carrucole.
La forza delle macchine, la comodità e l'abitudine nel loro utilizzo ha fatto venir meno l’esigenza di ingegnarsi per amplificare la forza delle proprie braccia!
IL FELICE MERCATO DELLE PULCI
A Torino il più tradizionale mercato di beni usati (che probabilmente raccolgono tra loro anche un po' di pulci!) si chiama Balon e si tiene tutti i sabati tra le vie di Borgo Dora a poca distanza da Porta Palazzo che rimane il più grande mercato ambulante d’Europa. La seconda domenica di ogni mese il Balon si fa ancora più grande ed è famoso per i bei mobili e gli altri oggetti di antiquariato che si possono trovare.
Da qualche tempo però Balon e Gran Balon sono andati sempre più raffinandosi e sono sempre più frequentati da veri e propri commercianti, antiquari e collezionisti di professione. Non so se sia aumentata la qualità delle merci esposte, ma di sicuro sono aumentati i prezzi e diminuita la disponibilità a negoziare.
Il vero mercato delle pulci si è spostato in un grande piazzale recintato compreso tra
un’isola ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti,
il cimitero generale
e l’inizio del parco della Colletta.
I confini naturali di questo mercato sembrano volergli attribuire dei significati simbolici che chiunque può percepire e toccare con mano appena dovesse varcare i suoi cancelli.
Ogni domenica mattina questo piazzale si popola di persone provenienti da ogni parte del mondo, prevalentemente dall’Africa, dall’Asia e dall’est Europa, che conoscono poche parole in italiano, ma con i quali ci si riesce sempre a capire benissimo. Tanti arrivano con robusti carretti trainati da biciclette, ma nei dintorni si vedono selvaggiamente parcheggiati furgoni sgangherati ed auto improbabili dai colori sbiaditi. Ogni venditore si riserva uno spazio sufficiente per stendere a terra un telo della dimensione di un lenzuolo matrimoniale che ricopre di oggetti usati di qualsiasi genere. Vestiti, scarpe, pentole, attrezzi per l’edilizia, il giardinaggio, tutti i tipi di artigianato, piccoli elettrodomestici, orologi, componenti elettroniche, libri, porcellane, soprammobili, ingranaggi, ruote, corde, tiranti e, magari, anche qualche carrucola!
Qui si trova quello che normalmente la gente butta via. Queste persone invece lo recuperano svuotando soffitte, cantine e spesso anche rovistando nei sempre più rari cassonetti dell’immondizia per fare in modo che possa ancora essere utile a qualcuno .
Si tratta qualsiasi prezzo nonostante si parli sempre di pochi euro. In questo mercato ciascun bene assume un valore che non dipende più dal costo di produzione e commercializzazione, ma dal costo di sostituzione e dunque dall’utilità marginale che può offrire al potenziale acquirente. Per chi lo propone in vendita ogni oggetto è costato esclusivamente la fatica di trovarlo, conservarlo e portarlo con sé ogni domenica mattina. La sua abilità sta nel capire, in pochi istanti, quanto serve o quanto piace a chi lo ha indicato con un gesto o preso in mano chinandosi a terra. Il venditore non deve cercare in alcun catalogo, in nessun listino prezzi, in nessun archivio informatico: deve solo vendere. Vendere un oggetto (e non un'esperienza) che ripaghi la sua giornata e in parte anche quelle successive in cui tornerà ad impolverarsi nelle cantine per recuperare beni che magari non ha la più pallida idea di come si chiamino e a cosa possano servire, ma che è consapevole che potrebbero essere unici o molto rari e quindi preziosi sebbene completamente arrugginiti.
Ho girato circa un’ora tra centinaia di persone, in mezzo a montagne di oggetti che mi sono sforzato di non considerare per quanto potessero essere interessanti e stimolare la mia curiosità per cercare esclusivamente le carrucole che mi servivano.
Quando finalmente ho trovato la prima mi hanno chiesto 10 euro. Barando ho detto che nuova ne sarebbe costata 20 e il venditore mi ha risposto che comunque non avrei trovato nessun negoziante disposto a farmi il 50% di sconto. Ho tirato fuori dalla tasca il sacchetto con le monete preparate da Maya e alla fine ho preso la prima carrucola per 7 monete da un euro. Mi è stato chiesto ridendo se le avevo raccolte in Chiesa e di indicargli dove poteva andarle a raccogliere anche lui…
Ho proseguito nel mio peregrinare tenendo in mano orgogliosamente la carrucola arrugginita. Ero contento di averla trovata e la consideravo come un piccolo trofeo da mostrare e poi ho anche pensato che sarebbe stato più facile spiegare cosa stessi cercando ai successivi venditori. Non so se sia stato un caso, ma dopo pochi minuti ho chiesto ad un altro venditore che aveva diversi attrezzi per l’edilizia e dal suo telo ne ha trovata una praticamente identica nella forma e seppur vecchia sembrava praticamente nuova. Mi ha chiesto 5 euro. Ho provato a trattare offrendone 3, mi ha confermato i suoi 5 e nel tirare nuovamente fuori il sacco delle monete, nella sceneggiata di contare anche quelle da 50 centesimi, non me la sono sentita di fermarmi a 4 euro anche se sono sicuro che me l’avrebbe data.
Per le due carrucole alla fine ho speso 12 euro invece che 60 chiesti dal ferramenta.
Non solo ho risparmiato, ma sono convinto di aver contribuito in modo più che proporzionale con quei pochi euro a dare più senso al lavoro e all’impegno di quei due immigrati e sostanza all’economia delle loro famiglie di quello che avrei potuto fare pagandone 60 al ferramenta.
Inoltre ho avuto la sensazione di fare del bene alimentando un'economia del riutilizzo, del riciclo, della sostenibilità.
Un’ultima considerazione è rivolta alle persone che ho avuto modo di incontrare in questo mercato.
Nonostante fosse popolato da povera gente, che sicuramente vive ai margini della nostra società ho percepito in ciascuno di loro un grande senso di dignità. Erano fieri e felici di poter essere lì con i loro stracci a terra e con tutto quello che avevano portato con sé. Ho visto scambiarsi più sorrisi e battute tra quella gente che in qualsiasi centro commerciale in cui vado regolarmente a fare la spesa.
Ho percepito una vera e propria gioia di vivere…
Mi piace pensare che semplicità, sole ed aria fresca contribuiscano a migliorare l’umore delle persone, ma temo che le ragioni di quella gioia e quella dignità siano decisamente più profonde.
Mi sono ripromesso di tornare presto in quel colorito e caotico mercato stretto tra rifiuti, cimitero e verde pubblico!





